IL PROVINO
Gli aspiranti alla parte erano parecchi, come sempre. Lavoro ce n’era per tutti, si diceva, ma poi erano sempre gli stessi che si accaparravano i ruoli principali. Ma pur di lavorare andava bene di tutto e il padre di Berto ben lo sapeva. Si presentò dunque con il figlioletto di quattro anni e mezzo al provino per la parte del bambino in “Pensaci Giacomino” di Pirandello. Berto piacque, era un bimbo dallo sguardo espressivo, ma soprattutto era tranquillo, e sembrava trovarsi a proprio agio sopra un palco. E per quella parte era la cosa fondamentale, perché non avrebbe dovuto dire una parola, ma starsene tranquillo in disparte a giocare e poi essere preso in braccio.
Il regista lo provò durante tutta la scena, e si convinse. Fece chiamare il padre per farsi dare i dati anagrafici e preparargli il contratto. Berto era seduto in prima fila in platea, quando vide arrivare una signora elegante con in una mano un guinzaglio bianco alla cui estremità un cagnolino peloso abbaiava la sua paura e trascinando con l’altra un bambino, più recalcitrante e spaventato del cane. L’aiuto regista si affrettò a correre incontro a quella dama che lasciava dietro di sé una chiassosa onda profumata. Due parole veloci, poi tornò alla postazione del regista, gli sussurrò qualcosa. Berto guardava, non capiva e starnutì, tanto era forte e dolciastro il profumo della signora per bene.
In quel momento arrivò anche suo padre. Sorrideva felice, aveva capito che per un po’ tempo avrebbero mangiato qualcosa, grazie al piccolo Berto.
Ma il regista, appena finì di compilare la scheda anagrafica, lo gelò “Bravo il bambino, le faremo sapere…”
Gli anni della guerra erano ormai un ricordo, così anche la miseria derivante, le fatiche del padre per sfamare lui e i suoi cinque fratelli. Berto aveva continuato a calpestare le assi impolverate dei palchi, recitando in ruoli secondari in piccole compagnie locali, o, talvolta, comparsa in qualche produzione cinematografica. Ma era sempre presente ai provini importanti, quelli delle compagnie primarie e quelli del cinema. Sempre meticoloso, sempre serio ed impegnato, sempre bravo… Ma ad ogni audizione, fosse per parti brillanti o drammatiche, ruoli da bravo o da “cattivo”, c’era sempre qualcuno o qualcosa che lo bruciavano all’arrivo, sul filo di lana.
“Le faremo sapere…grazie!”
Anni sessanta, la televisione irrompe con i suoi sceneggiati. Berto è adulto, sposato, ha dei figli. Lavora, ma la sua passione è sempre il palco, il set. Ora anche la TV. Si fa tutti i provini che può, studia e s’impegna come sempre.
“Bene, le faremo sapere…”
Anni Settanta, Ottanta, Novanta… Berto invecchia, non ci crede più. Ormai gli ultimi rari provini andava a farli di nascosto da tutti, per la vergogna di dover raccontare di non essere stato preso.
Un giorno, il 23 luglio del 2001, nuovo secolo, Berto torna a fare un provino dopo 7 anni. E’ ormai anziano, ma si ripresenta la grande occasione. Una media compagnia ripropone “Pensaci Giacomino” di Pirandello, proprio quello della parte che gli era stata soffiata dalla signora importante.
Ci andò, non dovette nemmeno studiare, era una parte che sapeva perfettamente ed ora poi aveva anche l’età giusta del professor Toti.
Lo guardarono un po’ così, scettici ed indifferenti. Lui salì sul palco come sempre, ma con un disincanto interiore che risultò vincente.
Gli fecero fare due scene, uno del primo e uno del terzo atto.
Alla fine lo fecero scendere e il regista gli disse: cominciamo fra due settimane le prove. E’ libero?
Berto rimase allibito, persino il sorriso stentò ad apparire fra le rughe del volto. “Grazie – sussurrò - grazie. Grazie!” Prese la borsa, lasciò i propri dati alla segretaria e se ne andò, felice.
Dopo dieci minuti in teatro si sentì un trambusto e voci concitate venire dall’esterno. Il regista mandò l’assistente fuori a vedere cosa stesse succedendo, proprio mentre la sirena di un’ambulanza si zittiva all’uscita.
“Allora, cosa è successo?” chiese il regista; “E' incredibile…poverino…” scuoteva la testa l’assistente, è crollato improvvisamente, hanno cercato di rianimarlo, ma niente…è morto sul colpo. Infarto penso.”
Il regista squadrò il ragazzo. “Ma chi? Chi è morto?” “Il professor Toti, quello che aveva scelto prima."
“No!! Mi dispiace davvero: era un bravo signore e sembrava così professionale, così preparato e appassionato. Voglio andare al funerale, informati di quando sarà.”
“Bene, le faremo sapere…”