UNIVERSITA' E NUMERO CHIUSO
Ieri in molte Università italiane si sono svolte le prove di ammissione al primo anno di corso in quasi tutte le facoltà.
Già mi riesce difficile immaginare che una Università applichi un numero chiuso, ma ammettendo anche che sia necessario per garantire un servizio formativo all'altezza non si capiscono alcune cose.
Per prima cosa: su quale base viene stabilito il numero chiuso? Sulla capacità di insegnamento delle università. Non dovrebbe essere tarato sull'effettiva domanda che il mercato fa?
Secondo: su quali prove si stabilisce la graduatoria? Quiz, di fisica, chimica, matematica, cultura generale, attualità (addirittura chi ha vinto il Grande Fratello - notizia fondamentale da sapere per i futuri medici ...-). E i 13 (diconsi tredici) anni di studio che il candidato ha affrontato per arrivare lì non contano? No, non contano. Ma di sicuro contano certe segnalazioni...
Terza e ultima, ma non meno importante. Coloro che passeranoo gli esami (180 per medicina a Verona, su 1300 concorrenti) sono ragazzi che rientrano nella media nazionale e molti di loro abbandoneranno gli studi, chi dopo uno, chi dopo due anni. Al loro posto, ovviamente non potrà entrare chi non ha superato la prova di ammissione.
Per concludere ci troviamo di fronte alla solita Università assolutamente inadeguata e non in grado di dare le risposte concrete sia ai cittadini che al mercato del lavoro. Un Università sempre più chiusa, nel numero e nella mentalità, arroccata su posizioni avulse dal tessuto sociale e dalla vita reale.