HO FATTO IL LICEO NEGLI ANNI DI PIOMBO - PARTE SECONDA
CAPITOLO 5
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“E |
ccoci, siamo arrivati!! Mamma ci sei?”
Eleonora canticchiava felice, mentre buttava il giaccone a destra, una scarpa a sinistra e una in aria.
“Ah Ele… Metti in ordine le cose…uffa…ma papà dov’è?”
“Era qui dietro di me…” Riaprì la porta.
“Come dice, scusi? Si sbaglia, non la conosco…” Riattaccò il telefono. Sorrise, ma era visibilmente turbato, anche un po’ infastidito.
“Entra papi, cosa fai sul pianerottolo?”
“Niente era uno che aveva sbagliato numero…”
“Uno o una?”
“Una donna.”
“Come a me, prima, sul telefono di casa”.
“Ma di cosa state parlando? Vi preoccupate per le telefonate sbagliate?”
“Io ne ho ricevuta un’altra, dopo… e chiedeva proprio di te, Antonio…”
“Di me?! E chi era?”
“Non l’ha detto ma ha detto che era importante e urgente.”
Antonio impallidì. Si sedette ancora con il giaccone indossato, sul bordo del divano.
“Che ti prende? Stai male?”
“Sai che anche a me…mi ha chiamato per nome e mi ha detto che doveva vedermi, che era urgente…E ha detto di essere una certa Giulia…”
“Giulia? Come quella del liceo…?”
“Ma mi spiegate di cosa state parlando? Anzi, no…mi sa che l’età vi sta dando alla testa…io vado a letto…ciao, buonanotte…”
Eleonora sganciò due chiassosi baci sulle guance tese e innervosite dei genitori.
“Ma ti sembrava lei?”
“Cosa?”
“Dalla voce, intendo…poteva essere quella Giulia?”
“Ma cosa vai a pensare…e poi come potrei ricordarmi della sua voce dopo più di trent’anni…”
Rimasero in silenzio, a pensare. Antonio, vestito, seduto sul bracciolo della poltrona; Simona in piedi, quasi di fronte a lui. Sembravano in attesa.
Il campanello squillò.
Si guardarono con un’espressione che era un misto di stupore, incredulità e un timore denso di attrattiva.
Nessuno dei due si decideva ad aprire.
Bussarono delicatamente.
Antonio si alzò ed aprì di scatto la porta.
Di fronte a loro, un po’ stupita c’era la loro vicina di casa con il dito indice che puntava il mazzo di chiavi lasciato appeso alla serratura, dall’esterno.
“Scusate per l’ora, ma rientrando ho visto che avevate dimenticato le chiavi…”
“Eh già…Sarà stata Eleonora… Grazie sai…Giulia…”
Giulia si girò di trequarti, sorrise.
“Posso entrare?”
Antonio si scostò per farla passare e mentre richiudeva la porta pensò che davvero si chiamava Giulia, aveva più o meno la sua età, abitava lì da poco, non sapeva nulla di lei, e perché le aveva chiesto di entrare, era quasi mezzanotte, tutto era strano, coincidenze o follie della mente?
Simona era seria, mentre Giulia si accomodava sul divano.
“Allora, Antonio, le hai raccontato di noi?”
Simona guardò con severità il marito che aveva un’espressione buffa nella sua inebetita meraviglia.
Fece un gesto come per dire “ma io non ne so nulla, ma chi è questa qui, poi…” quando Giulia lo interruppe rivolgendosi a Simona.
“Sì, è vero, quel giorno di gennaio non successe nulla. Io aspettavo invano una sua mossa, ma invece, niente! Non capivo cosa avesse in mente, visto che per tutta la festa di Capodanno avevamo ballato stretti stretti…
In compenso pochi giorni dopo lui si mise con un’altra sciacquetta appena conosciuta ad un’altra festa.
“Alla faccia dell’imbranato…”
“Adesso facciamola finita!” sbottò Antonio “come fai a sapere queste cose?”
“Perché le ho vissute, semplice” rispose, calma e sicura Giulia.
“Ma come è possibile? Tutto ciò è avvenuto 35 anni fa, a Milano, tu sei qui da qualche mese…e poi non ti riconosco nemmeno…”
Giulia si alzò, mise le braccia attorno al collo di Antonio e lo baciò.
“Mi riconosci, adesso?”
Simona assistette alla scena paralizzata dallo stupore.
“Ma cosa fate? Ma vi rendete conto?”
Antonio rimase esterrefatto per qualche secondo, gli occhi sembrarono assentarsi, come se stesse riaprendo una finestra sulla memoria attraverso il sapore di quel bacio improvviso ed inaspettato.
Giulia si rivolse a Simona, come se nulla fosse.
“Comunque mi sono poi presa la rivincita qualche mese dopo, in Aprile, quando lui e il suo amico Luigi mi facevano entrambi la corte e io scelsi Luigi.”
“Già, per poi lasciarlo dopo un giorno, confessandogli che lo avevi fatto solo per ripicca nei miei confronti.”
“Ma la vera vendetta arrivò quando mi sei venuto a dichiarare e io ti ho mandato a quel paese…”
Simona era allibita.
“Dicendomi che se te lo avessi chiesto in gennaio mi avresti detto di sì, che ti sarebbe piaciuto che io fossi il tuo ragazzo ecc. ecc.”
“Bene, volevo solo che fosse chiara la verità, tutto qui. Compreso quello che accadde l’anno dopo, ovviamente…” Giulia ammiccò vistosamente ad Antonio, con un sorriso malizioso e complice che non piacque per niente a Simona, già abbastanza indispettita e innervosita da tutta la situazione.
“Ma che cosa sarebbe successo? E poi perché sei qui? E solo adesso ti fai riconoscere? E cosa vuoi?”
“Nulla, sono il racconto di Antonio. Ti racconterà del 1977 e se mi vorrete o avrete bisogno di me, ci sarò… Ma attenta: sono sempre anni di piombo!”
Baciò di nuovo Antonio ed uscì.
Dopo interminabili secondi spesi ad osservare la porta che rimaneva chiusa Antonio si buttò sul divano.
“Questa poi…”
“Tu lo sapevi, vero?”
“Ma cosa?”
“Che lei abitava qui”
“Ma figurati…non sono ancora convinto adesso che sia davvero lei…sembra quasi una messinscena…”
“Una messinscena? Una messinscena?! Adesso cominci a farmi incavolare…” Simona si stava alterando.
“Ma no… Non vedi che coincidenze pazzesche? Io che ti racconto cose che a malapena ricordavo io stesso, perlomeno nei dettagli e questa che sbuca all’improvviso…No, dai…qui c’è qualcosa che puzza di bruciato…”
“Ma il bacio?”
“Il bacio, cosa?”
“Tu l’hai riconosciuta dal bacio, vero?”
Antonio non rispose.
“Vero?” incalzò “Dì la verità…”