1. AUTOSTRADA ESTERNO GIORNO

E’ una bella giornata d’estate. Giulio è alla guida della sua automobile, una media cilindrata. Si accende una sigaretta, inserisce una cassetta dell’autoradio, canticchia una strofa di Eskimo di Guccini.

GIULIO

... e questa domenica in settembre, non sarebbe pesata così, l’estate finiva più nature, vent’anni fa o giù di lì...

L’auto mette la freccia ed entra in una stazione di servizio

2. AUTOGRILL ESTERNO GIORNO

Giulio si ferma in un’area di servizio. Entra al bar.

3.  AUTOGRILL INTERNO GIORNO

Giulio beve un caffè. E’ allegro.

4.  AUTOGRILL ESTERNO GIORNO

Giulio risale in auto, accende il mangianastri su Autogrill di Guccini.

5. STRADA MARE ESTERNO GIORNO

Giulio arriva al paese. Parcheggia, scende dall’auto e si avvia verso la spiaggia.

6. SPIAGGIA ESTERNO GIORNO

Giulio entra nella propria cabina. Ne esce in costume da bagno, mentre passa Franco.

FRANCO

Giulio! Sei proprio tu?

GIULIO

E sì, vecchio! Quanto tempo... Come  va, raccontami...

FRANCO

Andiamo a fare un bagno, però...

7.   MARE ESTERNO GIORNO

Franco e Giulio nuotano verso la boa.

8.   BOA MARE ESTERNO GIORNO

FRANCO: Ma quanti anni son passati? Quindici, venti?

GIULIO: Sì! Vent’anni fa o giù di lì...

FRANCO: Che fai: citi? A proposito, suoni ancora la chitarra?

GIULIO: Altroché: è il mio mestiere. La insegno.

FRANCO: Sempre il Juke box di Guccini?

GIULIO: Mi è un po’ passata. E tu?

FRANCO: Insegno. Matematica.

GIULIO: Vent’anni... un volo. Ti ricordi quando aprivamo le stagioni? (facendo il verso a loro stessi) Dichiaro aperta l’estate 1976...

FRANCO: E le chiudevamo, anche...

GIULIO: Già, sempre i primi ad arrivare e gli ultimi a ripartire... e gli altri? Che fine hanno fatto?

FRANCO: Matrimoni, lauree, figli, lavoro... tutto normale.

9.   DOCCIA IN SPIAGGIA ESTERNO GIORNO

Giulio è sotto la doccia. Si sente la sua voce fuori campo

GIULIO: gli andati, rassegnati soddisfatti... ma quanto eravam stupidi a vent’anni... eh, passa il tempo (facendo il verso a Totò) come passa il tempo!

10. SPIAGGIA ESTERNO GIORNO

Giulio è sulla sdraio. Prende il sole ad occhi chiusi. Si sente la sua voce fuori campo.

GIULIO: Assorbire il sole del meriggio, inebriante dolcezza, mentre la mente accarezza ricordi e sogni di pensieri... Quanti! E’ persino commovente rivedere questi luoghi, ritrovare gli amici... ricordare i giochi di me bambino, le prime cotte...

Chissà dov’è ora Antonella, o Gianna, oppure... come si chiamava? Un nome strano... Clotilde... no... Corinna! Sì, che nome buffo...

E Lorenzo. Già, il vecchio Lorenzo che passava tutte le sere, alla stessa precisa ora di ogni giorno... passava con il suo passo cadenzato a raccogliere le chiavi delle cabine. Quanto mi ha insegnato il vecchio marinaio! Il tempo da indovinare guardando mare, cielo e gabbiani...

11. MARE ESTERNO GIORNO TRAMONTO

Giulio si tuffa in mare. Fa alcune bracciate a stile libero, poi torna a riva nuotando a delfino. Si ferma sulla battigia, gioca con l’acqua facendola scorrere in bocca. Si rotola nelle ondine, creando con il corpo figure geometriche. E’ divertito e rilassato, felice.

12. CABINE SPIAGGIA ESTERNO GIORNO TRAMONTO

Giulio esce dalla cabina. Indossa un accappatoio bianco ed ha una sigaretta accesa in bocca. Si pettina i capelli grondanti mentre osserva il mare. Porta una mano alla fronte, per un lieve giramento di capo.

GIULIO: (voce fuori campo) Dovrei fumare di meno...

LORENZO: Ciao, Giulio.

Giulio si volta, vede il vecchio bagnino

GIULIO: (con assoluta naturalezza) Buonasera, Lorenzo. (Ora stupito) Che tempo avremo domani?

LORENZO: Dimmelo tu. Ormai avrai imparato...

GIULIO: (quasi affrettato) Sarà bello. Sì perché...quelle piccole nubi laggiù sono striate, ed il mare è appena increspato e i gabbiani sono tranquilli... (pensiero fuori campo) Ma come è possibile, sarà morto da almeno vent’anni...)

LORENZO: (sorridendo) Bravo Giulio, hai detto bene. Domani sarà una splendida giornata. Ma perché ti stai chiedendo come faccio ad essere qui? Stai pensando che sono morto? Può darsi, dipende solo da che giorno è oggi...

Lorenzo cinge le spalle di Giulio con un braccio. Giulio lo guarda con gli stessi occhi stupefatti ed affascinati di un tempo.

LORENZO: Vedi, tu guardi il mare, il cielo; senti la temperatura, vedi i colori, e puoi dire: siamo in estate. Ma tu, Giulio, puoi dire, guardandoti intorno, che anno è? Tu stesso hai pensato quanto sia immutato il paesaggio qui. E perciò potremmo essere nel 1920 come nel 2050; o addirittura nel 1523...

Giulio continua a guardare ed ascoltare Lorenzo, quasi senza respirare.

LORENZO: Capisci? Tu prima hai pensato: sarà morto da vent’anni! Vedi anche tu dici: sarà! Non puoi dire in che anno siamo, perché il tempo ha un valore solo relativo: c’è il giorno, poi la notte; le stagioni si susseguono una dopo l’altra, ma gli anni...

GIULIO: Credo... credo di capire, Lorenzo.

LORENZO: Sai perché sono qui, vero?

GIULIO: Veramente ... no.

LORENZO: Ma perché tu lo volevi, ecco perché. Non capisci che il tempo non ha importanza, che l’unica cosa che vale è l’essere? Tu mi hai pensato, tu mi fai vivere. Quando? Non importa: sono.

GIULIO: E’ bello, questo.

LORENZO: Certo, è bello, e tu lo sapevi già. Ora vado, ho tante chiavi da raccogliere, e fra poco dobbiamo chiudere, lo sai...

Lorenzo si allontana. Giulio allunga un braccio come per trattenerlo, ma ha un nuovo capogiro e si porta la mano verso la fronte.

Giulio riapre gli occhi. Al suo fianco c’è un gabbiano, appollaiato sulla balaustra. Il gabbiano gracchia allegro e spiccato il volo va ad imbiancare il cielo al crepuscolo sopra il mare.

 

 

 

 

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