CAPITOLO 6
“I mesi passavano, spinti dai giorni e dall'inflazione che galoppando era arrivata al 16, 5 %. In giugno ci furono le elezioni anticipate, quelle del paventato (o sperato, dipende dai punti di vista) “sorpasso” del PCI alla DC. Montanelli invitò tutti a votare quest'ultima “turandosi il naso”, dimostrando una lungimiranza notevole visto ciò che sarebbe accaduto sedici anni dopo con Tangentopoli.”
“Interessante...ma voi?”
“Noi? Noi pensavamo alle nostre vite di ragazzini, non di certo alla politica interna o al dibattito aspro fra i partiti comunisti occidentali che cercavano di staccarsi dal PCUS sovietico e Breznev, che raccomandava la fedeltà ai principi dell'Internazionale...”
“Appunto dico: voi cosa facevate in quei mesi?”
“Ma dimmi un po' Simona: non è che sei gelosa a ritroso, per caso?”
“Non dovrei? Compari improvvisamente nella mia vita e irrompi con telefonate e poi di persona... baci mio marito... e non dovrei? Ma poi, tu chi sei? Sei davvero Giulia, quella Giulia del 1976?”
“Dipende...”
“Dipende...? E da che cosa poi?”
“Da te. Se ci credi o meno.”
“Giulia, o chiunque tu sia...non prenderti gioco di me, intesi?”
“Non mi sto prendendo affatto gioco di te, Simona cara... Io sono la tua vicina di casa. Punto. Poi voi mi avete evocata come Giulia “del '76”. Punto di nuovo. Cancellami e torno “soltanto” la vicina di casa. Punto. A capo.
Simona si alzò di scatto dalla sedia. Era paonazza in viso, colma d'ira per il fatto di essere così spudoratamente presa in giro. Fece un passo verso Giulia, come per aggredirla, ma inciampò, cadendo rovinosamente per terra.
Urlò, ma non sentì dolore. Tutto era buio.
Un istante dopo si accese una luce, Simona stropicciò gli occhi e vide accanto a sé l'espressione spaventata e incredula del marito.
“Simo, stai bene? Hai fatto un brutto sogno?”
“Ma... non so... forse...” balbettò la donna.
“Hai fatto un urlo terribile...”
“Scusa... Senti Antonio...” mormorò accovacciandosi vicino al marito “Ma tu...” 
“Io cosa?” 
“Ti piace?”
“Cosa?”
“Antonio, non fare finta di non capire...Giulia, ti piace?”
Fece una smorfia, decisamente infastidito dalla domanda.
“Mi piaceva, siamo stati insieme, ma l'ho lasciata.”
“Cosa?!?” scattò seduta sul letto “Come siete stati insieme? Ma non mi hai detto che ti aveva scaricato?”
“Nel '76...”
A Simona tornò in mente sia quanto aveva detto la vicina, sia quanto aveva sognato, se poi aveva sognato...Non era più tanto sicura, non era più sicura di niente.
Avrebbe voluto dormire, dimenticare forse. Ma qualcosa le suggeriva di rimanere inchiodata lì, e di ascoltare ancora. Voleva sapere, era entrata in quel vortice dei ricordi delle vite degli altri che da una parte la spaventava, ma dall'altra la affascinava al tempo stesso, attirandola come una corrente tumultuosa e rombante. 
“Sì...Infatti lei aveva detto che tu avresti raccontato del 1977, se avessi voluto...”
“Infatti. Ma ha detto anche che lei è il mio racconto. Allora se io non racconto, lei non c'è.”
“Antonio, cosa stai dicendo? Sei impazzito?”
“Forse sì” sorrise “è roba da pazzi, non trovi?”
“Allora continua, ti prego...”
“Con il '76 o con Giulia?”
“Con ciò che vuoi...”
Aprile, giorni frenetici... era anche morta una ragazzina, una mia compagna di scuola. Per la prima volta la Morte mi aveva sfiorato. Lei aveva un anno meno di me, facevamo spesso la strada insieme, sull'autobus. Non mi era nemmeno simpatica, se devo essere sincero. Ma quando morì, per un banale quanto cruento incidente in motorino, tutti a scuola sentimmo come sarebbe potuto capitare a chiunque. In un attimo capii che anche a sedici anni, o a quindici, quanti ne aveva lei, si poteva morire, e che tutto, ma proprio tutto, sarebbe stato vano.
Ci fu il funerale proprio la settimana dopo al week end in cui Giulia prese e scaricò Luigi. Io e Luigi eravamo ormai amici per la pelle, indivisibili. Dopo la cerimonia andai a casa sua e lì mi disse che aveva saputo, non ricordo più da chi, che Giulia aveva fatto tutto per ripicca nei miei confronti. E quel pomeriggio maturò la decisione di invitarla fuori, convinti – io come Luigi – che la “vendetta” si fosse esaurita con lo scherzo della scelta di Luigi al posto mio. Non fu così come sai. Pace.
“Pace?”
“Sì, pace. A quell'età non concedevamo niente al sentimento. Un po' di fastidio, sì. Ma niente più.”
“E avanti con la prossima...” ironizzò con un po' di risentimento Simona.
“Già...ma senza dimenticare che ancora non avevo baciato nessuna...”
“Ma come? Giulia ha detto che ti eri messo con una sciacquetta” 
“Sì... tenendoci per mano, ballando i lenti e un bacio, uno, sulle labbra...”
“Ma ti dovrei credere?”
“Vedi tu”
Si girò di spalle e spense la luce.
“Antonio... Dai Antonio, ti credo...”
“E ci mancherebbe altro...
“E venne Maggio... Ben venga Maggio e il gonfalone amico, ben venga primavera; il nuovo amore getti via l'antico, nell'ombra della sera... così recitava una canzone di Guccini, proprio in quegli anni”
“E per te fu così?”
“Sì... era maggio, era il compleanno di Francesca, una mia compagna di classe con cui si era da qualche tempo instaurato un discreto rapporto; nulla di che s'intende, ma c'era simpatia. O almeno così dall'alto della mia (nulla) esperienza potei capire. Infatti ci incrociammo fuori dalla porta della classe, in un corridoio deserto e illuminato solo dalla luce della finestra sul fondo. Mi disse che era il suo compleanno e che avrei potuto o tirarle le orecchie o darle un bacio... Non ebbi il tempo di pensare e mi ritrovai le sue carnose e morbide labbra sulle mie, rattrappite dall'emozione. Poi mi riebbi ed esplose tutta la mia focosa giovanile inesperienza... e le feci un labbro così!!!”
“Ah! Il famoso mangiatore di labbra!”
“Appunto... Comunque Francesca fu una grande palestra per me... mi piaceva baciarla, aveva due occhi verdi, brillanti e profondi, come un certo mare caldo...”
“Si, vabbè... tralasciamo i particolari...” Simona si sentiva infastidita e curiosa al tempo stesso.
“Nella mia adolescenziale passione mi sentivo trasportato in una sensazione di voluttà mai provata prima...” Le parole di Antonio anche se sussurrate appena, rimbombavano nell'oscurità della camera. Simona le sentiva tutte intorno a sé, accompagnate da una sensazione di aria frizzante che strideva con il senso d'oppressione che la stanza buia e chiusa le dava.
Ma la voce di Antonio continuava a vagare nel ricordo “La mia mente era un turbinio di pensieri, tutte le mie fantasie toccavano attraverso quei baci possibili realizzazioni, ma fu solo la sensazione di pochi istanti, poi tutto rientrò nella norma”.
“Quale norma?” chiese Simona mentre notò che la brezza frizzante era calata.
“La norma che mi vedeva un po' imbranato e credo nemmeno pronto ad andare oltre baci e poco più... Eppoi Francesca mi piaceva, sì, ma non era la ragazza di cui ero innamorato.”
“Ah! Ce ne è un'altra, allora? Giulia, Francesca, ma eri innamorato di un'altra! E di chi, poi?”
Antonio accese la luce. Guardò Simona, accaldata e un po' irritata, la vide bella; lei che conservava sempre una disarmante sicurezza e tranquillità era ora in balia del fiume di ricordi, che – travolgendola – metteva a nudo le debolezze di un carattere forte e risoluto. Appoggiata su di un braccio teso era seduta sul letto come una sirena, adirata con i naviganti.
Le sorrise con dolcezza, accarezzandole il viso con il dorso della mano. Lei rimase con una espressione dura e severa. Poi si alzò di scatto e andando verso la finestra esclamò “Non si respira stasera!”
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