Alex Schwazer, dalle stelle cinesi alle stalle tedesche, in mezzo alle quali è stato "pescato" dall'agenzia antidoping olimpica. Ma le virgolette sono quanto mai d'obbligo, come quelle messe nel titolo. Siamo poi sicuri che Alex sia stato pescato o piuttosto non sia stato lui a farsi pescare? Qui più che un caso di doping sembra un caso di depressione, sicuramente sportiva, ma forse esistenziale. Mi ha colpito su tutte il paragone che ha fatto fra il proprio far sport e quello della sua fidanzata Carolina. "Lei pattina perché le piace, io marcio perché sono bravo, ma odio far tutta questa fatica". Qui c'è tutta la verità. Forse Alex, dopo Pechino, avrebbe dovuto semplicemente parlare con i suoi genitori, con lo staff, con i fans e dirlo chiaro: non mi diverto. Invece è stato colto anche lui dalla sindrome della Monaca di Monza (lo farò la prossima volta) e non è stato più capace di smettere. Poi si è fidanzato con un'atleta straordinaria come la Kostner e le cose si sono propbabilmente ulteriormente complicate. Fino ad arrivare alla vigilia delle Olimpiadi, sapere di non esserci - mentalmente prima ancora che fisicamente - e decidere per il "suicidio" sportivo: assumere Epo, senza controllo medico, sbagliare dosi, stare male, rinunciare alla 20km, dire addio ad una vita che non gli piace, che non gli è mai piaciuta.

Ora vuole una vita normale, ma non l'avrà mai. Sarà sempre Schwazer quello che ha vinto l'oro a Pechino (forse) senza doparsi... e che non andava più e si è (sicuramente) dopato per Londra. Ma il suo è uno strano caso, perché è la prima volta che un atleta fa uso di doping non per migliorare le proprie prestazioni, ma per essere scoperto, per evitare di soffrire, per sempre. Per questo, se non rispetto, Alex merita la comprensione, di tutti noi, e speriamo almeno, ce l'abbia da parte delle persone a lui care.

Torna alla home